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Può l’informatica rubarti il lavoro?

Si parla da qualche anno di industria 4.0, intendendo con questo termine una nuova era che cambierà gli assetti lavorativi attuali, i metodi di produzione e anche gli stili di vita dell’uomo. Ma quali sono le conseguenze? Quali le conseguenze specialmente negli assetti lavorativi? È vero che l’informatica ruberà il lavoro?

Cosa significa industria 4.0?

Ma andiamo con ordine. Cerchiamo di capire in breve cosa vuol dire “industria 4.0”. Con questo termine si intende una nuova rivoluzione industriale caratterizzata dalla cosiddetta Smart Production (nuovi cicli di produzione automatizzati in cui gli operatori con visori per la realtà aumentata e comandi vocali e gestuali governeranno il ciclo produttivo, composto da elementi che lavorano in sinergia e in cui la raccolta e analisi di una molteplicità di tipologie di dati inerenti la produzione consentirà di rendere la produzione stessa più efficiente), dagli Smart Service (un’infrastruttura informatica basata sulla comunicazione di elementi informatici tra loro eterogenei, in cui ogni software/hardware sia in grado di comunicare con altri software/hardware di case produttrici differenti, allo scopo di creare una rete di dispositivi comunicanti), dalla Smart Energy (ridurre i consumi in maniera intelligente, evitando ogni forma di spreco inutile di energia). Con la quarta rivoluzione industriale si andrà per esempio ad esaminare grandi quantità di dati allo scopo di estrarre informazioni strutturate di ogni genere (per esempio analisi di tweets per capire in anticipo quale è il partito politico più favorito), si useranno infrastrutture potenti e scalabili che forniranno servizi direttamente accessibili da internet (per esempio i servizi di traffico in tempo reale forniti da sistemi in cloud) e di conseguenza sarà valorizzata la sicurezza informatica allo scopo di consentire che tutto il meccanismo funzioni senza intrusioni non autorizzate, si useranno robot, intelligenza artificiale, internet delle cose, si andrà verso le Smart City, etc…tutti termini abbastanza conosciutiin questi anni.

Molti di voi penseranno che alcune di queste cose esistono già. Ebbene sì, siamo infatti nella fase storica della realizzazione della quarta rivoluzione industriale!

Ma andimo ora alla domanda che più ci interessa.

Può l’industria 4.0 rubare il lavoro?

Gli studiosi non hanno una risposta concorde su questo tema. Esistono studi infatti in cui si stima che ci saranno perdite che si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione, compensate da assunzioni nelle aree finanziaria, di management, di informatica e di ingegneria. In effetti, riflettendoci, tutti questi dispositivi informatici per funzionare avranno bisogno nuove figure. E pertanto si ipotizza che ci sarà non una riduzione del lavoro, ma una conversione delle specializzazioni e delle competenze: le competenze e problem solving, il pensiero critico e la creatività saranno le qualità più ricercate.

Ma andiamo un po’ più a fondo e poniamoci un’altra domanda.

Se prima lavoravano 100 persone, oggi ne lavorano solo 10!

Con tutta questa automatizzazione, se prima lavoravano 100 operai, adesso lavoreranno 10 informatici. Quindi lavorerà un numero inferiore di persone. E quindi l’informatica ci ruberà veramente il lavoro?

L’osservazione non è sbagliata, e possiamo tentare di trovare una risposta negli eventi del passato e in qualche riflessione logica. Ipotizziamo che si realizzi porprio lo scenario in cui ogni 100 operai vengano sostituiti dai 10 informatici e dalle macchine. Ok, ma non dobbiamo dimenticare che quei 100 operai sono tra coloro che acquistano i servizi e i beni prodotti dalle industrie, e se essi saranno privati del loro lavoro, come potranno trovare il denaro per acquistare questi beni e servizi? Semmai ne nascerebbe un malcontento tale da portare alla degenerazione del sistema, in cui i 100 operai inizieranno le rivolte, e in cui gli imprenditori non hanno più una clientela a cui vendere i propri prodotti. Nascerebbe quindi una contraddizione a livello sociale, produttivo ed economico, di cui i governi e le imprese non possono non tenerne conto.

Una nuova società ideale?

Ideale sarebbe una società in cui i 100 ex operai inizino a dedicarsi chi alle arti e ai propri hobby, chi all’informatica e all’automatizazione, chi alla ricerca in ambito matematico, fisico, astronomico, etc…e in cui ogni uomo avrà il diritto a “vivere” usufruendo gratuitamente di tutto quello che in grandi quantità e con poco sforzo l’industria 4.0 riesce a produrre (cibo, servizi, etc…). Sarà una nuova educazione ad un nuovo tipo di società in cui veramente l’industria 4.0 porterà al benessere collettivo. Obiettivi realizzabili solo mettendo da parte le logiche della poltrona, le ambizioni di ricchezza del singolo o di pochi, in favore di altruismo ed evoluzione comune. Obiettivi realizzabili cercando anche di contenere la diffusione di vizi tipici di chi si culla sapendo di non dover fare nulla durante il giorno, magari puntando sull’educazione sin da bambini.

L’informatica e l’industra 4.0 non può evolversi senza mettere al centro l’intera umanità: l’evoluzione nasce per semplificare la vita di tutti.

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